Meditazione sulla Commemorazione di tutti i fedeli Defunti

Paradiso

Il giorno del ricordo e della speranza

Oggi, 2 novembre, non è solo un giorno di lutto e di rimpianto, ma un giorno di memoria viva che rigenera i nostri cuori nell’amore dei nostri cari. È il giorno in cui la Chiesa si raccoglie per ricordare coloro che ci hanno preceduto nel segno della fede e della speranza. Non celebriamo la morte, ma la promessa della vita eterna. Oggi, nel giorno della Commemorazione dei defunti, Non piangiamo soltanto l’assenza, ma invochiamo la comunione con tutti i santi, quel mistero che ci unisce oltre il tempo e lo spazio, sulla terra come in cielo.

I defunti non sono “persi o scomparsi”, ma “nascosti in Dio”. Come diceva san Paolo: “La vostra vita è nascosta con Cristo in Dio” (Col 3,3). E se la loro vita è nascosta, a noi basta fare un semplice atto di fede, che proprio ora sono chinati su di noi e ci ascoltano: invisibilmente le loro anime vibrano presso di noi. Questo giorno ci invita quindi a guardare oltre il visibile, a vivere con gli occhi della fede e ad accogliere il calore di una presenza incommensurabile ma certissima.

La morte secondo i Padri del Deserto

Abbiamo probabilmente sentito parlare dei Padri del Deserto. Sono stati i primi testimoni del Vangelo dopo che Gesù fece ritorno al Padre, e quando era ormai terminata l’era dei martiri che avevano irrorato del loro sangue la Chiesa delle origini. Allora nacquero i monaci, eremiti e anacoreti cristiani che, a partire dal IV secolo, abbandonarono le città per vivere in solitudine nei deserti di Egitto, Palestina e Siria, in cerca dell’unione con Dio attraverso la preghiera, l’ascesi e la meditazione. Figure come Sant’Antonio il Grande sono considerate i pionieri di questa generazione di santi, e i loro insegnamenti, raccolti nei loro “detti” (apoftegmi), sono sopravvissuti fino a oggi.

Se oggi facciamo memoria di loro, è perché i Padri del Deserto avevano fatto della morte uno dei cardini principali della loro spiritualità. Essi infatti non solo non temevano la morte, ma la consideravano una maestra per la vita. Abba Poemen diceva per esempio: “Chi ricorda la morte ogni giorno, non potrà mai peccare con leggerezza.”

L’espressione fa riferimento a una frase del libro biblico del Siracide (7.36) che dice: “In tutte le tue opere ricordati della tua fine, ossia delle realtà ultime, e non cadrai mai nel peccato”. Questa frase ci ricorda dunque che la meditazione sulla morte – e il fare particolare memoria dei nostri defunti in questo giorno – ci aiuta e ci sprona a vivere in modo migliore. Il fatto di voler sapere che cosa avviene dopo la morte, non è un semplice sapere per soddisfare la nostra curiosità, ma è un qualcosa che può decidere di ogni istante della nostra vita. Ciò significa che dal nostro modo di pensare il nostro futuro, si decide come noi viviamo il nostro presente.

La morte come verità che illumina la vita

Ogni nostro atto ha un esito, e questo è decisivo per decidere quello che siamo e che saremo. Se io interpreto la mia vita come una corsa verso il nulla, l’intera mia esistenza non ha nessun senso. Tutta la mia vita è svuotata di sostanza… Allora avrebbero ragione i sostenitori del “Carpe diem”: afferra l’istante presente e goditelo pienamente senza pensare a domani, visto che del domani non v’è certezza!
Ma certo il credente pensa diversamente. Non si tratta di angosciarsi sul futuro, ma si tratta di vivere bene il presente, riempendolo di senso. Chi ben orienta il proprio presente, illumina e dà sapore al proprio oggi, e ben comprende perché da sempre la Chiesa ha indicato ai credenti la vita eterna come faro per la nostra vita.
Per i Padri, la morte è il momento della verità: l’anima si presenta nuda davanti a Dio, senza maschere, senza difese, senza scuse. Ecco perché la preghiera in commemorazione dei defunti è anche preghiera per noi stessi: chiediamo misericordia per loro, ma anche per il nostro cuore, perché sia pronto, umile, aperto. La memoria dei defunti e il ricordo che anche noi non siamo eterni, ci purifica, ci rende vigilanti, ci riporta all’essenziale, ci mantiene nella carità verso tutti.

La comunione che non si spezza

La morte non spezza i legami dell’amore. I defunti non sono “altrove”, ma “in Dio”. E Dio è vicino. Pregare per loro è come parlare con chi è in una stanza accanto, invisibile ma presente. È come accendere una luce nel cuore della notte.

La Chiesa ci insegna che possiamo offrire sacrifici, preghiere, opere di carità per le anime dei defunti. Questo non è superstizione, ma mistero di comunione. Come diceva Abba Isaia: “Quando preghi per gli altri, Dio ti ascolta anche per te.”

Il silenzio che parla

Nel deserto, i monaci vivevano nel silenzio. Ma quel silenzio era pieno di parole interiori, di invocazioni, di lacrime. Anche il lutto è un silenzio che parla. È il tempo in cui il cuore si fa attento, in cui ogni ricordo diventa preghiera. La commemorazione dei defunti ci invita a fare silenzio, non per dimenticare, ma per ascoltare. Per ascoltare la voce di Dio che dice: “Io sono la risurrezione e la vita.” Per ascoltare il battito dell’eternità che pulsa anche nelle nostre ferite e mancanze.

La luce oltre la soglia

I Padri del Deserto parlavano spesso anche della “luce increata”, quella che illumina l’anima quando è purificata. La morte, per loro, era come attraversare una soglia: dalla luce del sole alla luce di Dio. Ecco perché pregare per i defunti è come accompagnarli con una lampada accesa, come dire: “Non sei solo. Ti accompagno con la mia fede. Resto per sempre con te!”

In questa luce, la commemorazione dei defunti è anche un invito a vivere con la lampada accesa, a non rimandare la conversione. A non sprecare il tempo. A vivere ogni giorno come dono, come preparazione, come pellegrinaggio.

Conclusione: la preghiera che unisce cielo e terra

In questo giorno, la terra si fa più vicina al cielo. Le tombe diventano altari. I nomi dei nostri defunti diventano invocazioni. Le nostre lacrime diventano acqua che irriga la speranza e scorrono sulle guance di Dio, come dice la Scrittura (Siracide, capitolo 35).

Preghiamo, dunque, con cuore puro. Offriamo il nostro silenzio, la nostra carità, la nostra fede. E diciamo con fiducia: “Eterno riposo dona loro, o Signore e splenda ad essi la luce perpetua.
Riposino in pace. Amen.”