Testimonianze

"Voci di Fede: raccolta di testimonianze di vita e di conversione alla Fede"

Tanti anni sono passati e tantissimi i pellegrini che abbiamo accompagnato nei Santuari di tutto il mondo. 

Abbiamo voluto creare questa pagina per raccogliere le testimonianze di coloro che hanno vissuto e messo in pratica l’esperienza significativa della conversione. Storie che riteniamo di particolare rilievo e che meritano un’attenzione speciale. Sono testimonianze di vita ma, anche e soprattutto, racconti di conversione alla Fede di persone delle più varie esperienze e condizioni di vita. 

Alcune di queste persone a loro volta hanno sentito forte la chiamata di condividere e poter trasmettere a tutti questa esperienza e sono diventati nostri preziosi collaboratori. Molte testimonianze sono legate al Santuario di Medjugorje ed alcune sono particolarmente significative perché portate da amici che frequentano questo luogo Santo fin dai primi anni delle Apparizioni. 

Raccolta di alcune testimonianze

Speriamo sinceramente che queste testimonianze possano essere di aiuto a chiunque stia pensando di intraprendere l'esperienza del pellegrinaggio.

“Mi chiamo Eliseo Rusconi, sono nato a Lecco e ho 51 anni. Ho vissuto gli anni della mia infanzia e della mia fanciullezza abitando in una vecchia casa situata proprio di fronte al Santuario della Vittoria dove mia madre mi conduceva sovente a pregare e dove credo sia nata la mia devozione a Maria. A 14 anni ho iniziato a lavorare come impiegato in una agenzia di viaggi. Lavoravo di giorno e studiavo la sera come molti facevano a quel tempo. Ho frequentato per molti anni l’ambiente oratoriano di Lecco.

Per 24 anni ho operato nella stessa agenzia come dipendente, maturando nel campo dei viaggi una buona esperienza. Quando 12 anni fa presi la decisione di mettermi in proprio e, da lavoratore dipendente quale ero stato fino a quel momento, aprire una agenzia mia e diventare imprenditore, avevo valutato diversi aspetti che questo cambiamento avrebbe comportato nella mia vita: un maggior impegno, l’incertezza del lavoro, il rischio d’impresa ed altri ancora ma non avevo considerato quanto potesse essere difficile per un cristiano essere imprenditore e mantenersi coerente con il messaggio evangelico.
La logica dell’impresa, che è quella del profitto, spesso si scontra e si contrappone alla logica dell’annuncio evangelico che è quella della giustizia, dell’equità, dell’onestà che è logica di altruismo, di solidarietà, di condivisione, insomma, di amore verso il prossimo.
Gestire un’impresa al giorno d’oggi implica ogni giorno dover fare delle scelte che io spesso vivo in maniera conflittuale; la scelta dell’imprenditore a volte sembra non possa essere la scelta del cristiano. Una soluzione potrebbe essere quella di scindere questi due aspetti della propria vita e seguire logiche diverse a seconda della veste in cui ci si trova ad operare: essere imprenditore in azienda, senza tener presente il proprio essere cristiano; ed essere cristiano al di fuori del mondo del lavoro. Ma per me questo significherebbe essere ipocrita e incoerente.
Pur riconoscendo l’oggettiva difficoltà di alcune scelte, in un mercato di forte concorrenza , ho sempre cercato di essere il più possibile coerente con me stesso e con i principi morali che mi sono stati insegnati dai miei genitori e dai miei educatori. Ho cercato di non far mai prevalere il mio profitto personale. Ho mantenuto e mantengo lo stesso tenore di vita da quando ero dipendente. Degli utili della mia attività ho sempre utilizzato solo quanto mi serviva e mi serve a mantenere decorosamente la mia famiglia e a far studiare i miei tre figli. Quando rimaneva un ulteriore margine di profitto questo lo reinvestivo nell’azienda per espanderne l’attività e creare nuovi posti di lavoro. Ho iniziato da solo e ora ho 11 collaboratori alle mie dipendenze.
I primi tempi furono molto duri e difficili ma a poco a poco mi resi conto che come imprenditore avrei avuto molte più opportunità di scelta e avrei potuto orientare la mia attività nella direzione che desideravo. Il lavoro di agente di viaggio offre molte prospettive a chi lo esercita. I viaggi e le vacanze sono diventati in pochi anni un’esigenza vera o presunta della nostra civiltà di consumi. In genere le vacanze vengono però concepite come evasione, come fuga dai propri impegni, dalle proprie responsabilità, come momento di divertimento a tutti i costi. Mi rendevo conto che questo tempo di vacanza che molti trascorrono in villeggiatura viene spesso utilizzato male e non porta alcun beneficio né al corpo e tanto meno allo spirito.
Capivo che questo tempo avrebbe potuto essere utilizzato più proficuamente e cercavo una direzione diversa dove orientare le mie scelte professionali. Insomma, non ero soddisfatto di quello che facevo ed ero alla ricerca di qualcosa di diverso. La chiamata, se così si può definire, avvenne nel febbraio del 1984.
Per l’immacolata dell”83 un gruppo di Lecco mi chiese di organizzare un viaggio a Medjugorje. Allora io non sapevo assolutamente nulla di Medjugorje, dove fosse, cosa vi succedesse. Organizzai quel viaggio non senza molte difficoltà dal punto di vista tecnico. Dai partecipanti, che non conoscevo, non riuscii a sapere nulla. Solo l’autista del pullman mi riferì qualcosa di quanto accadeva in questo paese. Ma non rimasi particolarmente colpito, per me la cosa non avrebbe avuto più alcun seguito senonché il mese di gennaio dell’84 mi fu chiesto di organizzare un altro viaggio a Medjugorje per il mese successivo. Senza sapere perché lo feci, e ancora oggi me lo chiedo perché gli impegni non me lo avrebbero permesso, all’ultimo momento decisi di andarvi anch’io, come pellegrino. Il 24 febbraio dell’84 partimmo in pullman da Lecco. Eravamo una cinquantina di persone. pPadre Antonio, un claretiano, faceva da guida spirituale e un certo Pietro, che oggi è uno dei miei accompagnatori, che mi aveva chiesto di organizzare quel viaggio, fungeva da accompagnatore. Non starò a raccontarvi tutta la storia di quel pellegrinaggio poiché sarebbe troppo lunga ma vi confesso che l’esperienza che vissi in quei cinque giorni fu tale da costituire una svolta decisiva nella mia vita di cristiano, sia sul piano personale sia su quello del lavoro.
A Medjugorje maturai la convinzione personale che quanto succedeva in quel luogo fosse una cosa seria, che i ragazzi che asserivano di vedere giornalmente Maria erano credibili e che il messaggio amoroso e accorato della regina della Pace era importante, urgente, essenziale.
Nel corso di quel pellegrinaggio percepii con sempre maggior chiarezza che avrei dovuto mettere la mia professione al servizio di Maria e iniziare ad organizzare pellegrinaggi verso questo luogo sperduto dell’Erzegovina. In quel momento però la cosa mi sgomentava. Razionalmente poteva sembrare una pazzia. Come avrei affrontato e risolto tutti i problemi organizzativi. Ero consapevole dei limiti strutturali della mia Agenzia. D’altra parte mi ero reso conto degli enormi problemi tecnici che avrebbe comportato l’organizzazione di questi viaggi: tragitto lunghissimo, strade pessime, strutture alberghiere inesistenti o quasi. Allora a Medjugorje non esisteva nient’altro che una grande chiesa, isolata in mezzo alla campagna e poche case di contadini sparse nelle frazioni circostanti. Senza contare i problemi politici esistenti allora in Jugoslavia, le difficoltà in ordine a queste apparizioni nei confronti della gerarchia ecclesiastica, la mia ignoranza in campo teologico e il problema delicatissimo dell’accompagnamento di questi viaggi particolari. Mi resi conto dell’enorme responsabilità che andavo ad assumermi e, in quel momento, senza l’aiuto e il sostegno di nessuno.
Di fronte a tutte queste difficoltà non potrei far altro che pregare intensamente il Signore e Maria, in tutta umiltà e riconoscendo tutti i miei limiti, le mie carenze, le mie debolezze, chiedere a Loro l’aiuto e la forza interiore necessaria ad intraprendere questa impresa, se fosse stata veramente la Loro volontà. Da parte mia la risposta fu totale ed incondizionata. Aiutato dalla Grazia iniziai questo nuovo cammino affrontando con serenità e risolvendo i vari problemi man mano mi si presentavano. Mi resi subito conto che uno dei più seri fosse quello della conduzione spirituale di questi viaggi e capii che sarebbe stata indispensabile la presenza di un sacerdote o di un religioso oltre a quella di un accompagnatore laico. Non è stato per niente facile assicurarne sempre la presenza su tutti i viaggi che ho organizzato anche a causa di tutte le restrizioni, i divieti ecc. Ma posso assicurarvi che delle centinaia e centinaia di viaggi organizzati nel corso di questi anni, pochissimi sono partiti senza la guida spirituale del sacerdote.
I pellegrini diventavano sempre più numerosi e accorrevano in quel luogo come attratti da una forza misteriosa. Mi rendevo sempre più conto della quantità di Grazie che molte persone ricevevano e dei frutti spirituali che derivavano da questi pellegrinaggi. Ho ricevuto un’infinità di testimonianze verbali e scritte, dirette ed indirette di conversioni, di persone che hanno trovato o ritrovato la Fede, persone che dopo molti anni hanno ripreso a partecipare alla S. Messa, hanno ripreso la pratica dei sacramenti, hanno ripreso a pregare.
Un altro aspetto importante di cui mi rendevo sempre più conto era che questi viaggi potevano diventare un’ottima occasione di evangelizzazione. I lunghi tempi di trasferimento potevano essere ben utilizzati per la catechesi, per la preghiera comunitaria, per lo scambio di testimonianze. In parecchi casi con alcuni sacerdoti si riusciva a trasformare il pellegrinaggio in una sorta di esercizi spirituali. Tutte queste ragioni mi hanno indotto a proseguire su questa strada e ho proseguito fino a quando è stato possibile ossia fino al settembre dello scorso anno quando quell’assurda guerra di cui siamo ancora oggi tutti testimoni non ha incominciato ad interessare anche la Repubblica della Bosnia Erzegovina.
Nel frattempo avevo creato nell’ambito della mia agenzia un settore Pellegrinaggi, tuttora funzionante, in grado di organizzare pellegrinaggi verso qualsiasi santuario italiano o estero perché mi resi conto che anche tutti gli altri santuari sono fonti inesauribili di Grazia, luoghi privilegiati di preghiera e di incontro con il Signore per mezzo di Maria.
Finalmente mi sentivo e mi sento soddisfatto del mio lavoro, sul piano personale quel pellegrinaggio dell’84 mi rese consapevole che avrei dovuto vivere il mio cristianesimo in maniera nuova. Mi resi conto che fino ad allora ero stato un cristiano più per tradizione, per cultura, perchè mi avevano insegnato ad esserlo, che non per convinzione. La Messa la domenica, la Comunione una volta tanto, una certa religiosità ma niente di più. Cominciai a rendermi conto che la Fede era un’altra cosa, che doveva essere una scelta precisa, una adesione totale a Cristo e al Suo Vangelo. La Fede doveva essere coerenza fino in fondo, coraggio della testimonianza sempre e dovunque, capii insomma che la fede avrebbe dovuto coinvolgere tutto il mio essere, tutta la mia vita. Divenni più consapevole dei doni e delle Grazie che gratuitamente e senza miei meriti, il Signore mi aveva elargito. Divenni più conscio dei miei doveri e delle mie responsabilità nell’ambito familiare e in quello sociale. Divenni più disposto ad accettare anche le croci e le prove che il Signore mi mandava. Da anni nella mia vita familiare portavo una croce molto pesante che consideravo un’ingiustizia e a cui spesso mi ribellavo. Durante quel pellegrinaggio ricevetti la grazia di una grande forza morale, di una Pace Interiore nuova e mai provata prima che mi aiutò ad accettare serenamente, come misteriosa volontà del Signore, questa croce che ancora oggi continuo a portare. Quel pellegrinaggio ha costituito per me un punto di partenza per un nuovo cammino di ricerca di Dio e di rafforzamento della mia Fede che sto percorrendo assieme ad alcuni miei fratelli sacerdoti e laici, che in questi anni ho conosciuto e molti dei quali sono diventati accompagnatori di questi pellegrinaggi.
Riesaminandomi fino in fondo mi rendevo e mi rendo conto dei miei limiti, delle mie debolezze, della mia fragilità, dei miei egoismi. Mi rendevo e mi rendo conto che da solo con la mia volontà non potevo e non posso progredire molto. Ecco allora nascere l’esigenza della preghiera, di quello stare con il Signore e rivolgere sovente il pensiero a Lui, anche durante la giornata, per riconoscere la Sua grandezza, per ringraziarlo dei Suoi doni, per chiedere il Suo aiuto, per cogliere la Sua chiamata, per cercare di capire fino in fondo il progetto che Egli ha su di me, perché mi illumini e mi ispiri nelle scelte difficili, perché mi dia la forza di affrontare il momento della prova, perché mi aiuti a respingere il male quando sono tentato e per chiedere perdono perché nonostante tutto continuo a cadere. Ho riscoperto la forza della Confessione e dell’Eucarestiaappena possibile partecipo alla S.Messa quotidianaMi accorgo che Maria mi ha preso per mano e come mia madre da piccolo mi conduceva spesso al Santuario della Vittoria, ora è Lei che dopo avermi chiamato, desidera farmi meglio conoscere e vuole condurmi a Suo figlio Gesù. Sento però anche il dovere e la responsabilità di essere sempre testimone coerente e credibile di questa Grazia perciò mi affido completamente a Maria che sento Madre tenerissima e a cui desidero consacrare la mia vita. Con l’aiuto del Signore, di Maria e Vostro, vorrei continuare questo cammino di conversione e di testimonianza. Grazie “

Mi chiamo Gianfranco e ho 65 anni.

Ho lavorato in banca per 25 anni sino a quando nel 2010 ho chiesto di rimanere a casa, approfittando dei pre-pensionamenti, per accudire mio padre che era malato da alcuni anni.
Papà e mamma, in particolare quest’ultima, mi hanno insegnato ad amare Gesu’ attraverso la preghiera.
Sin da piccolo avvertivo nel mio cuore come una fiammella che ardeva e che nel tempo l’ho percepita come la mia anima, come una parte di Dio in me. In quell’anno, a luglio, muore mio padre lasciandomi un bellissimo ricordo mentre spirava.
Dopo mesi di sacrifici io e mia moglie Renata decidiamo di fare una vacanza e nel mese di agosto ci rechiamo in Spagna per un soggiorno di sette notti. Sul volo di ritorno Renata avverte i sintomi della febbre alta e giunti a casa, consultata la guardia medica notturna, decidono di ricoverarla in ospedale. Il medico di turno mi avverte che le condizioni generali della paziente sono gravi e che attendevano gli esami di laboratorio per capire di cosa si trattava. Renata aveva contratto la legionella, malattia grave che se non scoperta per tempo e curata, le avrebbe procurato la morte. Un fatto strano è accaduto la notte stessa ed è mia moglie che me lo ha raccontato. Nel sonno e con la febbre oltre ai 40° sogna un frate di grossa corporatura (che lei ha associato alla figura di Padre Pio a cui è devota sin da piccola) che la fa rotolare giù per un dirupo tenendola abbracciata forte a sè. Il giorno dopo Renata era sfebbrata. Morto mio padre a luglio, stava per morirmi la moglie ad agosto, a settembre decido di andare a Medjugorje. Non conoscevo quel luogo e tanto meno ne avevo sentito parlare se non da mio padre e mia madre che ci erano stati dopo aver visitato Lourdes, Fatima e la Terra Santa. E’ stata come una chiamata inconscia ma io dovevo andare laggiù. Parto così a settembre da solo (mia moglie era ancora debilitata) con un pullman della Rusconi Viaggi. Giunsi a Medjugorje la sera tardi dopo aver viaggiato e pregato tanto assieme ad altri pellegrini e al sacerdote che faceva da guida spirituale. Non avevo ancora realizzato quale era lo scopo del pellegrinaggio, sapevo solo che una “forza” mi stava guidando in quel paesino lontano da casa. La mattina seguente salimmo sul Podbrodo, la Collina delle Apparizioni ma in tutta sincerità non avvertii nessuna sensazione particolare. Il giorno dopo salimmo sul Krizevac, il Monte della Croce.
Giunti in cima, dopo aver fatto una bellissima Via Crucis, mi appoggiai in preghiera alla croce bianca in cemento e, in quegli istanti, avvenne la mia conversione. Iniziai a piangere a dirotto. Non la smettevo più. Sentivo battermi le spalle in segno di conforto da parte di qualcuno che mi passava accanto e aveva compassione di me. Subito non mi sono posto il perché di quel pianto. La risposta avvenne qualche ora più tardi. Nella mia mente e nel mio cuore ho avvertito come una “voce” che mi diceva “ti sono perdonati i tuoi peccati, cambia la tua vita”. Mi sono sentito amato di un Amore con A maiuscola.
Al mio ritorno dal pellegrinaggio ero euforico, pieno di gioia che volevo trasmettere al prossimo a cominciare dai miei familiari che avevano visto un padre ed un marito “nuovo”. Mi sono detto che non era giusto tenere solo per me il grande dono che avevo ricevuto, mi sarebbe piaciuto fare l’accompagnatore e portare più pellegrini possibile in quel luogo santo affinchè anche loro possano trovare la loro “conversione del cuore”. Tramite un’accompagnatrice ho conosciuto Eliseo Rusconi al quale ho manifestato il mio desiderio. Ricordo che mi rispose “se la Madonna lo vorrà”. E così è stato. Ho iniziato ad accompagnare i gruppi, facendo così diversi pellegrinaggi nell’arco di un anno. Poi i pellegrini sono diminuiti ed ora vado in quel luogo a “ricaricare le batterie” grazie alla Rusconi Viaggi una/due volte l’anno. Durante il pellegrinaggio chiedo alla Madonna di riempire le mie parole di quello che Lei vuol trasmettere a chi viene a Medjugorje, specie se è la prima volta.
Ho conosciuto persone che mi hanno arricchito spiritualmente ed altre che mi hanno ringraziato per quello che sono riuscito a trasmettere loro. Per me questo donare amore l’un l’altro è ciò che mi gratifica. E’ mettere in pratica il Comandamento “ama il tuo Dio e ama il prossimo come te stesso”.

Gianfranco.

Ehi ragazzi avete sentito cosa succede in questo piccolo paese della Jugoslavia che si chiama Medjugorje? Don Alberto, un sacerdote nostro amico, venendoci a trovare ci porto’, a fine 1981, il giornale Il Sabato, che riportava questa notizia. Subito nacque in noi il desiderio di andare li’ ma non sapevamo a chi rivolgerci per raggiungere quel luogo. Questa attesa duro’ sino a febbraio del 1984, quando leggemmo su un settimanale locale che l’agenzia Rusconi Viaggi organizzava un pellegrinaggio a Medjugorje. Subito ci iscrivemmo. Dobbiamo dire che il nostro andare li’ era per lo piu’ curiosita’. Non immaginavamo neppure lontanamente che quel viaggio avrebbe cambiato la nostra vita. Il viaggio fu a dir poco un’avventura roccambolesca. Sembrava che qualcuno non volesse che tutte quelle persone, un pullman strapieno, raggiungessero quel luogo. Alla fine, dopo varie peripezie, arrivammo il giorno dopo a Medjugorje. Non c’era nessuno! Iniziammo con la salita alla collina delle apparizioni (dove piu’ volte ci perdemmo perche’ non c’era nessun sentiero), il Krizevac, al pomeriggio la catechesi di padre Tomislav e alle 17,50 potemmo partecipare all’apparizione che era in una stanzetta alla destra dell’altare. Questo per i tre giorni che rimanemmo li’. Scoprimmo solo al ritorno i doni che ognuno di noi aveva ricevuto. Io personalmente chiesi alla Madonna il dono di un figlio e in cambio decisi di cambiare il mio lavoro da tempo pieno a part-time offrendo le mie ore libere in volontariato, tra le altre cose andavo in agenzia a sbobinare le varie registrazioni dei messaggi. Cosi’ inizio’ anche la nostra amicizia con Eliseo e da quel pellegrinaggio nacquero anche i primi accompagnatori , trai quali anche io e Aurelio. Per diversi anni , Eliseo, organizzava per noi dei ritiri (una domenica al mese) con un sacerdote, che servivano alla nostra crescita spirituale.

Intanto in casa nostra, la Madonna, tramite la preghiera, guidava la nostra vita famigliare: iniziammo a recitare il rosario, facevamo catechismo ai bambini della parrocchia, accompagnavamo i pellegrini e donavamo parte del nostro tempo a opere di carita’. Agli inizi del 1986, Eliseo offri’ a tutti gli accompagnatori una settimana di ritiro spirituale a Medjugorje con alcune meditazioni da parte di padre Jozo. Un giorno mentre stavamo andando a casa di Vicka per ascoltare la sua testimonianza sentii nel mio cuore una voce che mi diceva :mamma. Non dissi niente a nessuno, neanche a mio marito. Ma alla sera, durante la Santa Messa serale, al momento della consacrazione, la stessa voce: mamma. Questa volta lo dissi a mio marito, ma la sorpresa piu’ bella fu che al ritorno a casa scoprii di aspettare un bambino. Devo dire che non fu una gravidanza facile, ma alla fine nacque mio figlio Francesco. Il termine della gravidanza era per la fine di novembre, ma lui nacque il 27 ottobre 1986 alle dieci del mattino, quando ad Assisi, Papa Giovanni Paolo secondo, aveva invitato tutti i rappresentanti delle varie religioni a pregare per la pace. Un caso? Penso proprio di no.

Continuammo, quando eravamo liberi da impegni , ad accompagnare, cercando di trasmettere ai pellegrini l’amore che Dio ha per ognuno di noi e la delicatezza di Maria che vuole che tutti si salvino.

Grazie all’amore di Gesu’ e Maria riuscimmo a superare diverse prove, tra cui due aborti spontanei che causarono, specialmente in me, un grande vuoto e un desiderio (contro il parere del ginecologo, vista ormai la mia non piu’ giovane eta’) di avere un altro figlio. E la nostra cara mamma ci gratifico’ con questo grande dono: Miriam (Non potevamo non chiamarla cosi’)

La nostra vita, grazie a Medjugorje, a Eliseo che ci ha coinvolto in questa bellissima esperienza, agli splendidi sacerdoti e anche alle testimonianze dei pellegrini, si arricchisce sempre piu’ e non perdiamo mai occasione per ringraziare in ogni momento la nostra cara Mamma Celeste che ogni giorno guida la nostra vita verso Gesu’

Aurelio e Fortunata

Medjugorje, che luogo straordinario! Ha cambiato la mia vita e perciò anche quella dei miei cari. Non da un giorno all’altro ma attraverso un costante cammino di conversione che proseguirà fino  alla fine dei nostri giorni (almeno me lo auguro!) Ero cattolica praticante e quindi mi sentivo a posto ma ho capito come la mia fede e il mio amore per Dio fossero superficiali, rispettosi di leggi e precetti ma non intessuti di profonda intimità con il Signore e con Maria Santissima che costituiscono il centro della nostra vita.

Come conobbi di persona Medjugorje dopo averne sentito parlare? Era l’anno 1991 e una mia amica aveva organizzato un pellegrinaggio e mi aveva riservato un posto avvertendomi molto tempo prima ma io allora non potevo assicurarle la mia presenza. Infatti non potevo allontanarmi da casa perché l’unica persona che poteva sostituirmi era mia figlia che però si trovava all’estero per perfezionare la lingua e avrebbe dovuto rientrare per la fine dell’anno.

Ma io speravo sempre e insistevo con la mia amica perché mi conservasse il posto. Ed ecco ad un certo punto l’intervento di Maria (tanti, se non tutti i pellegrini l’hanno sperimentato) alcune settimane prima della partenza, mia figlia mi informò che dopo pochi giorni sarebbe rientrata in Italia, figuratevi la mia gioia, potevo realizzare il mio grande desiderio.

E non soltanto quella volta intervenne la Madonna ma molte altre volte. Partimmo proprio nel periodo in cui erano in corso le prime avvisaglie di ciò che sarebbe poi successo, la guerra. Arrivammo la sera ed entrando in albergo (prenotato da tempo) ci dissero che avevano ricevuto ordini dai superiori e non ci avrebbero quindi potuto preparare la cena, ne mettere a nostra disposizione le camere; potevamo comunque fermarci lì ma ci raccomandarono di non uscire assolutamente a visitare il paese. Partimmo la mattina dopo e percorrendo, con non poche difficoltà, la strada interna, finalmente arrivammo a destinazione ma ci arrivò la notizia che al ritorno avremmo dovuto prendere la via della costa perché quella interna non sarebbe stata più sicura.

A Medjugorje un altro mondo ci attendeva… All’arrivo respirai subito un’atmosfera di Pace che ti fa dimenticare i tuoi problemi e i tuoi affanni perché senti che la Madonna li ha accolti nel Suo cuore, avverti veramente la Sua presenza che ti riempie di serenità perché capisci che Lei ha accolto nel Suo cuore le tue preoccupazioni e ti aiuterà a risolverle se tu ascolterai i Suoi amorosi consigli. Sai di aver risposto a una Sua chiamata e Lei ad ogni messaggio ci ringrazia perché abbiamo risposto. Lei ci ha preparato tanti doni, tante grazie, ma vuole qualcosa anche da noi e lo capiamo perché cominciamo a ripensare alla nostra vita, a ciò che non va, che può dispiacere a questa nostra Mamma tanto amorevole. Ecco allora che decidi di accogliere i Suoi consigli, le Sue richieste e di cambiare così abitudini, atteggiamenti di vita (lì è molto facile prendere tali decisioni perché desideri ricambiare il suo amore che ti avvolge e ti commuove). Anche a me è successo ed ogni volta che ritornavo da un viaggio, cercavo di realizzare ciò che Maria ci proponeva nei suoi messaggi per farLa contenta e per migliorare me e se possibile anche gli altri, coinvolgendoli nelle mie iniziative (il rosario ogni giorno in famiglia, in parrocchia, gruppi di preghiera, adorazione e così via…). Non importa se i risultati a volte sono deludenti, a Maria e Gesù interessa l’amore e l’impegno che ci mettiamo.

Naturalmente per avere le grazie che Maria ci prepara dobbiamo aprire il nostro cuore e svuotarci dei nostri pesi, di ciò che ci opprime, allora Lei potrà riempirlo con i suoi doni. Dopo alcuni pellegrinaggi con piccoli pullmini sempre insieme alla mia amica e anche con la mia auto guidata da amici in tempo di guerra, conobbi il Sig. Eliseo e da allora iniziai ad andare a Medjugorje con la Rusconi i cui viaggi erano organizzati con grande efficienza e serietà. Vi andai molte volte, finché un giorno il Sig. Eliseo decise che avrei dovuto fare l’accompagnatrice benché io mi sentissi inadeguata per una missione tanto impegnativa. Così per la Festa dell’Immacolata del 1999 iniziò il mio cammino da accompagnatrice (conserverò sempre un’immensa gratitudine per il Sig. Eliseo per avermi scelto per questa così importante missione: “portare pellegrini a Medjugorje e prepararli all’incontro con la Madre Celeste”).

Quante conversioni, quanti cambiamenti di vita, quanti amori sbocciati, quanti legami sbagliati interrotti, quanto affetto mi legò ai miei pellegrini, ogni volta era come ritrovarsi in una nuova famiglia e ancora molti legami sono rimasti invariati.

Veramente Dio attraverso Maria fa grandi miracoli!”

Grazie Signore, grazie Maria!!

Alba

Mi chiamo Gabriella ed ho lavorato parecchi anni in un’ agenzia viaggi, un bel giorno questa agenzia chiuse.
Mi trovai a quarantacinque anni senza un lavoro e mi crollò il mondo addosso, i miei piedi appoggiavano nel vuoto, una situazione non bella.
Come uscirne?
La soluzione fu la preghiera, parlare e non chiudersi in se stessi ma riempire la propria giornata con parole, preghiere, insomma, mantenere accesa quella luce interiore che noi tutti abbiamo. La mia luce in quel periodo era molto tenue. Avendo lavorato in un’agenzia viaggi ho avuto la fortuna di conoscere la Pellegrinaggi Rusconi, specializzata in pellegrinaggi a Medjugorje proprio per la sua serietà e professionalità nell’accompagnare i pellegrini in questo luogo santo.
Mi recai a Medjugorje per la prima volta nel 2009, la cosa meravigliosa che mi rimase impressa è stata di vedere tantissimi pellegrini di varie nazionalità parlare la stessa lingua: la lingua della devozione, nel credere in Maria e suo Figlio Gesù.
Dopo il terzo pellegrinaggio a Medjugorje con la Rusconi Viaggi, chiesi al Sig. Eliseo se potevo fare l’accompagnatrice, perchè volevo trasmettere ai pellegrini giovani e meno giovani quello che Medjugorje aveva trasmesso a me.
Il cammino della vita è come la salita al Krizevac, faticosa, impervia e non facile ma giunti alla meta, all’ombra della croce bianca ti senti rinascere, il tuo corpo ha una sensazione di pace, amore e leggerezza, la tua anima è in festa. La tua luce interiore è viva, risplende.
Questo è Medjugorje. Il mio, il tuo impegno è mantenere questa luce accesa anche a casa fra le mura domestiche, nel cortile del palazzo, nelle strade del mondo. Tutto questo comporta sacrificio, impegno e fatica come la salita al Krizevac. Devo dire un grazie alla Gospa di aver illuminato Eliseo Rusconi per avermi dato la possibilità di accompagnare i pellegrini a Medjugorje.
Grazie ad Eliseo (uomo di profonda fede) le mie giornate sono tornate piene di luce.
Grazie alla Madonna i miei piedi non poggiavano più nel vuoto ma su una roccia, la mia vita è cambiata e ora mi sento utile verso il mio prossimo.
Quando la Madonna ti chiama non esitare, parti, parti per Medjugorje come una persona qualunque e torni che sei un cristiano migliore.
Un grazie di cuore a Eliseo che ci guarda dal cielo e a tutto lo staff Rusconi Viaggi.

Gabriella