Perché visitare quest’anno Assisi e i luoghi Francescani?
Ottocento anni fa Francesco d’Assisi lasciava questo mondo. Ma il seme che aveva piantato continua a germogliare, oggi più che mai, vivo e fruttuoso.
San Paolo, nella lettera ai Galati, scrive parole che sembrano misteriose: «Chi semina nello spirito, dallo Spirito raccoglierà vita eterna». Queste parole si sono compiute pienamente in Francesco. Dopo aver accolto in sé lo Spirito di Gesù, fino a portare nel suo corpo i segni del Crocifisso, divenne egli stesso un seme di Vangelo ripieno di frutti di vita eterna.
Oggi ne danno testimonianza le decine di migliaia di pellegrini che si stanno mettendo in cammino verso Assisi e verso i luoghi francescani per partecipare all’evento dell’anno: l’ostensione del corpo di San Francesco, offerto alla vista e alla venerazione di tutti.
È la preziosa eredità che San Francesco ci ha lasciato. Un’eredità che ancora oggi parla al cuore e alla mente della nostra generazione, aiutandoci a credere al Vangelo, ad accogliere lo Spirito del Signore per diventare segni universali di pace.
A tutti coloro che dietro a Francesco, vogliono seguire le orme del Signore Gesù…lanciamo l’invito a recarsi sui luoghi di San Francesco in quest’anno giubilare, così da non perdere neppure una goccia dell’immensa profusione di grazie che il Signore vuol far piovere quest’anno sulla sua Chiesa e sul mondo.
L’incontro che cambia tutto
«Il Signore dette a me, frate Francesco, di incominciare a fare penitenza».
Così inizia il Testamento del nostro Santo. Francesco racconta di una profonda conversione: il Signore gli concesse di cambiare radicalmente il suo modo di vedere e di sentire la vita. Non più la logica del cavaliere che deve primeggiare su tutti, salendo verso il potere. Ma quella del fratello che condivide la sorte dei più piccoli e dei lebbrosi, scendendo tra gli ultimi di cui riconosce di fare parte. L’incontro coi più piccoli dei nostri fratelli fu un’esperienza che gli convertì i sapori del cuore e le logiche della mente. Lo liberò dall’amarezza di un’esistenza dominata dalla rivalità e dalla vanità. Da allora Francesco s’incamminò a passi da gigante verso la dolcezza di una vita interamente donata e persa, nella gioia della condivisione.
Gli occhi del Crocifisso
Ma il vero compimento della sua conversione avvenne quando Francesco incontrò il Cristo crocifisso di San Damiano. Davanti a lui sgorgò dal cuore quella preghiera che, insieme al Pater Noster, utilizzerà costantemente con i fratelli e che poi volle riportare nel Testamento:

«Ti adoriamo Signore Gesù Cristo e ti benediciamo perché con la tua santa Croce hai redento il mondo. Si, qui ti adoriamo Signore Gesù e in tutte le tue chiese che sono nel mondo intero»
Nel volto glorioso di Cristo crocifisso, Francesco vide gli occhi aperti del Figlio rivolti verso il Padre. Quegli occhi erano la notizia certa dell’Amore di Dio per ogni uomo ferito e bisognoso di salvezza. Questa fu la «parola della croce» che ascoltò a San Damiano: “Dio si è fatto povero, venendo in mezzo a noi, per fare con noi misericordia”.
Nascere nuove creature ad Assisi
Gli occhi dei lebbrosi e quelli del Crocifisso donarono a Francesco un seme di vita eterna. Da quel momento iniziò a vivere nella lode verso Dio Padre rivelato in Cristo, nell’umiltà verso sé stesso sentendosi figlio amato, e nella misericordia verso tutti gli uomini accolti come fratelli benedetti. Era nato un uomo nuovo, nel quale aveva attecchito il Vangelo, ottenendo così una vera e nuova sapienza verso sé stesso, verso l’uomo e verso Dio.
Questa è la prima eredità che Francesco ci lascia: i poveri e il Cristo crocifisso come punti di riferimento costitutivi e fondamentali della nostra visione cristiana della vita. Dimenticarlo e vivere in modo diverso significa lasciar evaporare la nostra vocazione di battezzati e di discepoli del Signore.
Che cos’è l’Ostensione delle spoglie mortali di San Francesco?
Vi ricordiamo con emozione che l’Ostensione del Corpo di San Francesco inizierà solennemente il prossimo 22 febbraio e proseguirà per un mese, fino al 22 marzo.
Ma che significato ha l’ostensione del corpo del Santo di Assisi? L’ostensione non è un’esibizione (come potrebbe sembrare in termini moderni): è un gesto liturgico e spirituale che mette in scena una verità cristiana che spesso fatichiamo a guardare in faccia: la fede passa attraverso il corpo, la storia concreta, la materia. Il fatto che “per la prima volta” il corpo di San Francesco sia reso visibile a tutti per un intero mese, (con traslazione della teca il 21 febbraio), indica che la Chiesa e la famiglia francescana vogliono trasformare la curiosità in preghiera e atto di rinnovamento della propria vita.
Questa ostensione si svolge nella chiesa inferiore della Basilica di San Francesco: già questo è simbolico. “Inferiore” non è un dettaglio architettonico: è un linguaggio spirituale. È come dire: si scende – verso la terra, verso la fragilità, verso l’umiltà – per incontrare un uomo che ha scelto la piccolezza come linea conduttrice della propria vita.
Il chicco di grano che “muore” per portare frutto (Gv 12,24), non è un abbellimento retorico: è la chiave di lettura di tutta una vita spesa per Cristo e seguendo il suo esempio. Il corpo mostrato non “dice” solo che Francesco è morto; “dice” che una vita donata continua a generare vita. Questa è una profondità tipicamente francescana: non un eroismo astratto, ma la logica del seme – piccolo, nascosto, consegnato alla terra – che porta frutto senza clamore. Se l’ostensione è vissuta bene, sposta la domanda da “cosa vedrò?” a “che frutto porterà la mia vita da ora in poi? Quale promessa di vita nuova potrà ricominciare da qui?”.

Quale terra è più adatta per noi, quest’anno, per crescere e portare frutti di vita, se non Assisi?
Il Buon Seminatore non smette di gettare il suo seme. Anche attraverso i sassi, le spine e la durezza della nostra povera terra, il nostro cuore resta il campo dove far germogliare il seme della Buona Novella capace di far risplendere nel mondo la speranza di una vita nuova.
Là dove Francesco ha vissuto e si è santificato, possa il nostro cuore gustare quella pace intima che il mondo non può donare, perché Dio solo ha il potere di fare nuove tutte le cose.
La grazia dell’Anno Giubilare Francescano: un cammino aperto a tutti!
Unisciti anche tu a questo cammino di grazia: visita una chiesa francescana o un luogo dedicato a San Francesco e vivi da protagonista questo Giubileo straordinario. Lasciamoci guidare dal suo esempio di pace, umiltà e luce.
Pellegrinaggi
Tour culturali
Cammino di Santiago
Blog



