Sulla soglia della Pasqua, lungo la Settimana Santa, ogni cuore sente che si deve preparare. È un tempo in cui lo Spirito invita a fermarsi, ad ascoltare ciò che dentro di noi ancora attende luce. In questo spazio di attesa e di sete, Dio si fa vicino.
La Pasqua comincia così nella preparazione dei nostri cuori:
“Dal coraggio di lasciarci guardare da una luce più grande di noi.”
“Dall’umiltà di riconoscere le nostre fragilità.”
“Dalla fiducia che, oltre le macerie, esiste sempre una pietra che può rotolare via.“
E mentre siamo ancora sulla soglia, tra ciò che siamo e ciò che siamo chiamati a diventare, lo Spirito sussurra dentro: «Non temere. Ciò che attende fuori da questa tomba è vita.»
Lazzaro, ci prende per mano, verso la Luce della Risurrezione
Per chi ama la liturgia e ama immergersi alla ricerca delle perle che essa racchiude, la giornata del sabato introduttivo alla Grande Settimana Santa, detta anche nella Liturgia ortodossa Sabato di Lazzaro, è portatore di significati profondi e colmi di speranza. Prima che Gesù desse un nuovo senso a tutto, ciò che conoscevamo sul sabato è che era il simbolo del riposo e dell’interruzione delle attività umane. L’Antico Testamento lo ha reso simbolo della fine della creazione: «Il settimo giorno, Iddio compì l’opera che aveva fatta, e si riposò il settimo giorno da tutta l’opera che aveva fatta. E Dio benedisse il settimo giorno e lo santificò».
Ma, ora, a conclusione di un’alleanza diventata antica, giunge il sabato di Lazzaro a sconvolgere il senso del sabato annunciando un inizio nuovo della dinamicità della vita, la rottura dei sigilli del silenzio e della morte e l’interruzione della via che porta inesorabilmente al sepolcro. Ecco perché la Chiesa fa del sabato di Lazzaro una piccola pasqua terrena di uno dei figli del primo Adamo, in preparazione alla grande Pasqua divina di Cristo, il secondo Adamo.
Per l’antica Chiesa delle origini, il sabato di Lazzaro è la chiave del mistero della settimana della Passione, il mistero del passaggio dal vecchio al nuovo, dall’alleanza del sabato a quella della domenica, dall’era della morte a quella della resurrezione. È la prima fase del passaggio che il nostro Salvatore ha attraversato: infatti, con la resurrezione di Lazzaro prima della sua morte, Cristo ha offerto il senso profondo della Pasqua, sprigionando nei cuori la gioia della vittoria sulla morte affinché non venissimo meno sul cammino della Via Crucis.
Dio ci dona sempre in anticipo i segni necessari per rileggere gli eventi importanti della nostra vita: spetta a noi saperli leggere e, soprattutto, chiedere allo Spirito Santo di aiutarci nel riconoscerli.
Lazzaro aveva forse bisogno di qualche settimana, qualche mese, qualche anno in più da aggiungere alla sua vita? No. Ma i discepoli, noi, il mondo intero, avevamo enorme bisogno che Lazzaro risorgesse dai morti perché tutti credessero che Cristo non è solo capace di risorgere ma anche di far risorgere.
San Giovanni, a ragione, pone il segno di Lazzaro come ultimo dei segni compiuti da Gesù e a conclusione dei suoi insegnamenti pubblici. Con questo segno, risponde a tutte le domande e agli interrogativi che sono sorti in noi seguendo il racconto dell’intera vita di Gesù. Ora è chiaro che è Cristo colui che parlando ridona la vita a chi vuole, ed è Lui che può creare tutto dal nulla e dalla morte.
È in Lui che è la Vita, la vita luce per le genti, la Luce che è rifulsa nelle tenebre. Ora capiamo come possa un uomo rinascere, come i morti possano sentire la voce di Cristo e rivivere. La sua Parola ha il potere di far risorgere anche un morto. La sua Parola è la sola che possa dare la vita al mondo.
Lazzaro sono io, sei tu!
A tutte le nostre domande sul senso della vita e della morte, troverà una risposta chi leggerà con profondità il miracolo compiuto dal Signore nella risurrezione dell’amico Lazzaro.
Caro lettore, non devi che camminare passo a passo con le parole di quel racconto del Vangelo (Giovanni 11,1-44), diventare uno dei testimoni dell’evento, contemplare il Signore che sta di fronte alla tomba di Lazzaro mentre Maria e sua sorella piangono.
Con loro piangevano i giudei e coloro che erano andati a fare cordoglio. La voce del Figlio di Dio, il Verbo, risuona all’improvviso fendendo la tenebra del sepolcro e della morte e i veli dell’aldilà invisibile, come la luce fende e lacera i veli della notte. Cristo ha lacerato la morte. Gli inferi si sono spaccati e da essi è uscito lo spirito di Lazzaro. E il corpo morto e maleodorante che era deposto nel sepolcro è stato attraversato da un brivido di vita. Lazzaro è rinato dall’utero della vita, ha calpestato la morte ed è risorto.
Cristo sta in piedi alla porta del sepolcro, alla porta di tutti i nostri sepolcri. La sua Parola di Figlio di Dio, con la sua autorità divina, scuote i pilastri degli inferi, fa tremare le potenze delle tenebre e, dall’Amore di Cristo, viene liberato il prigioniero. Poi, chi è il vero Lazzaro se non io e te, caro lettore, avvolti dai numerosi lacci che ci paralizzano lo spirito e il cuore?
I nostri orecchi sono rivolti a te, Figlio di Dio!
Sulla soglia della Pasqua, siamo in attesa della tua Parola di vita: «La volontà è presente in me, ma non la capacità di fare ciò che è bello. (Rm 7,18). Non sono forse io il tuo morto? Maria e Marta non piangono forse me? L’unico araldo che ho, l’unico capace di farti giungere questo mio messaggio in segreto, è il tuo Spirito Santo. Non tardare troppo. Vieni! Sì, vieni presto, prima che il mio cattivo odore intacchi la purezza della mia fede nel tuo amore. Di’ a chi ha fatto rotolare la pietra dal tuo sepolcro di farla rotolare anche dal mio. Con la tua parola comanda ai tuoi angeli “di liberarmi e di lasciarmi andare” »(cf. Gv 11,44).
In questa Pasqua, anch’io, col mio Signore crocifisso e risorto, mi leverò dalle mie morti e, nella potenza della sua vivificante Risurrezione, camminerò a testa alta, nella Vita Nuova.
Concludiamo questo momento di meditazione, offrendovi una preghiera attribuita a Papa Francesco, di grande riconforto per accostarci al grande mistero di questa Pasqua:
«Entra Gesù nella mia Gerusalemme stanca, entra nella mia vita, nei miei pensieri, nelle mie ferite più nascoste. Fa’ che questa Settimana Santa non sia solo un passaggio sul calendario, ma un passeggio nel cuore, un passaggio a Vita Nuova. Così sia!»

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