Rita da Cascia, la Santa degli impossibili!

Un pellegrinaggio intenso e ricco di spiritualità nei luoghi più significativi della vita di San Francesco e di Santa Rita. Dalla quiete mistica del Santuario della Verna, dove il Santo ricevette le stimmate, si prosegue verso Assisi, cuore francescano per eccellenza. Il viaggio si conclude a Cascia, meta di devozione dedicata a Santa Rita, la Santa degli impossibili, immergendosi in un’esperienza di fede, raccoglimento e bellezza.
Ritratto di Santa Rita da Cascia in preghiera con rosario e Crocifisso sullo sfondo

Quante volte abbiamo udito le nostre nonne invocare quella Santa cui affidare le cause più difficili, persino quelle disperate? Con fede semplice e incrollabile dicevano: “Accendo una candela a Santa Rita e vedrai…!”. Ma chi è questa Santa così straordinaria, alla quale ci si può rivolgere con tanta fiducia, certi che, in un modo o nell’altro, la speranza non verrà mai delusa?

La storia di Santa Rita da Cascia: la Santa dei casi impossibili e disperati

Conosciuta come “la Santa dei casi impossibili e disperati”, Santa Rita nasce a Roccaporena di Cascia (Perugia) nel 1381 circa. Ancora in fasce, la piccola Rita viene attorniata da uno sciame d’api che, invece di pungerla, depongono il miele nella sua boccuccia. Questo sarà in seguito letto come un segno della sua futura santità.

Per volere dei genitori anziani, in spirito di totale abnegazione, sposa il nobile Paolo Mancini, rinunciando al desiderio di consacrarsi interamente al Signore. Il marito è descritto come un uomo di indole dispotica e collerica. Ma Rita, con la sua perseverante fede e carità sincera, alla violenza risponde con la dolcezza e riesce così a trasformare il carattere di Paolo, rendendolo più buono e mite. Il loro amore è illuminato dalla benedizione divina: dalla loro unione, nascono due gemelli. Rita li cresce sul suo esempio, educandoli all’amore verso tutti: Giangiacomo e Paolo Maria.

La vita di Santa Rita e la forza del perdono

Dopo alcuni anni felici, il marito Paolo, fervente ghibellino, venne purtroppo ucciso da una famiglia nemica. La tradizione colloca l’accaduto intorno al 1406. Rita accorre presso il marito morente, ma non le resta che cogliere il rantolo finale dello sposo, affrettandosi a nascondere la camicia insanguinata, perché i figli, vedendola, non finiscano col covare vendetta.

Rita perdona di cuore e mai rivelerà il nome degli assassini, anche se questo gesto le costerà il risentimento della famiglia del marito ucciso: i Mancini.

Chiusa nel suo invincibile perdono, un timore ancora più grande la affligge: che i suoi ragazzi possano diventare vittime o protagonisti di quella spirale d’odio che s’è innescata. Tutta la sua esistenza diventa così: un continuo atto di supplica a Dio, davanti alla statua del suo Gesù Crocifisso, pregando e piangendo perché i suoi figlioli non si macchino di simili atrocità e allontanino da loro il desiderio di vendicare il padre. Non sappiamo quale grande potere abbia avuto la nostra santa sul cuore di Dio, non sappiamo se effettivamente i giovani figli abbiano a loro volta perdonato.

Quello che sappiamo è che purtroppo, dopo poco, Giangiacomo e Paolo Maria, muoiono l’uno dopo l’altro, probabilmente di peste o a causa di qualche altro malanno. Rimasta sola, tra il 1406 e il 1407 ca., Rita si avvicina sempre più a Cristo sofferente. Secondo la tradizione, risalgono forse a quel momento le inerpicate sulla cima dello Scoglio di Roccaporena.

I miracoli di Santa Rita da Cascia: una vita donata a Cristo

Dopo l’assassinio del marito e la tragica morte dei suoi due figli, Rita si rifugia nella preghiera. È in questo momento che matura con forza il desiderio di elevare il suo amore ad un altro livello, ad un altro sposo: Cristo. Rita, in cerca di conforto, chiede di entrare in convento a Cascia. La sua fede è conosciuta, ma alcune suore temono ritorsioni da parte delle fazioni famigliari in conflitto le une contro le altre. Rita viene quindi respinta dal convento. Con un atto di estremo coraggio e di grande fiducia, la santa decide di incontrare allora gli assassini del marito. Riesce incredibilmente a riportare la pace a Cascia, dopo lunghi anni di avversità.

Sempre desiderando di essere accolta in convento, Rita compie il suo primo miracolo entrando, quando tutte le porte sono chiuse, nella chiesa del convento. Quando al mattino le suore la trovano in preghiera gridano al miracolo. Così, all’età di circa 36 anni, Rita bussa nuovamente alla porta del Monastero agostiniano di Santa Maria Maddalena. Superate le mille difficoltà, con l’aiuto della preghiera ai suoi tre protettori Sant’Agostino, San Nicola Da Tolentino e San Giovanni Battista, finalmente corona il suo desiderio e viene accolta.

Rita vive il resto della sua vita pregando, digiunando, svolgendo lavori umili in cucina e nell’orto, operando guarigioni miracolose. Un giorno la madre superiora le chiede, in segno di obbedienza, di innaffiare una pianta di vite completamente secca. Rita lo fa tutti i giorni, con umiltà e pazienza, e la pianta, prodigiosamente, riprende a vivere rigogliosa. Un’altra volta, mentre prega davanti al Crocifisso, dalla corona di spine del Signore (posata sulla testa di Gesù dai soldati romani per scherno) si stacca una spina che si conficca sulla fronte della santa e vi rimane fino alla sua morte.

Pellegrina per amore fuori da Cascia

Ricordiamo con commozione che Rita fa l’unico viaggio della sua vita fuori dei confini del Comune casciano, quando si reca a Roma in pellegrinaggio penitenziale a piedi. La tradizione collega il viaggio alla canonizzazione di Nicola da Tolentino del 1446. Per l’occasione, la piaga sulla fronte di Rita si rimargina prima della partenza e si riapre poi al suo ritorno a Cascia.

Nell’inverno precedente la sua scomparsa, gravemente ammalata, Rita trascorre lunghi periodi nella sua cella. Probabilmente la nostalgia per la sua Roccaporena, il ricordo di Paolo e dei figli si fa sentire vivo. Forse Rita, che ha sempre pregato per le loro anime, ora che sente avvicinarsi la fine, avverte una pena in cuore: sapere se il Signore abbia accolto le sue sofferenze e preghiere in espiazione dei peccati dei suoi cari. Chiede un segno all’Amore e il cielo le risponde.

Potrebbe così inserirsi e spiegarsi, a questo punto, un ennesimo fioretto di profonda tenerezza umana. Ad una sua parente, che era venuta a trovarla, chiede di passare nel suo orto di Roccaporena e cogliere una rosa e due fichi. E’ un gennaio nevoso e freddo. La parente si reca all’orto e trova le due rose e i due fichi richiesti, che coglie e porta a Rita. Le sue preghiere sono state esaudite: il marito, morto ammazzato e i due figli, morti uno dopo l’altro, sono stati accolti da Dio in Paradiso.

22 maggio: il passaggio a miglior vita di Santa Rita

Con un fisico ormai provato dalle tante sofferenze, Rita giunge all’alba dell’incontro celeste la notte tra il 21 e il 22 maggio dell’anno 1457. In questo momento, la tradizione vuole che le campane del Monastero, mosse da mani invisibili, si siano messe a suonare, richiamando la cittadinanza che, come per ispirazione celeste, si è recata in Monastero per venerare la suora Santa.

Santa Rita diventa così popolarissima e amata da tutti. Chi è disperato si rivolge a lei: mamme, spose infelici, famiglie, persone emarginate e nella prova. Invocata pure dalle donne desiderose di avere figli e contro le calamità naturali e il vaiolo, viene chiamata “la Santa delle rose” per il fatto appunto che le fece fiorire miracolosamente in pieno inverno.

Veduta di Cascia luogo di pellegrinaggio
Veduta di Cascia luogo di pellegrinaggio

In pellegrinaggio a Cascia: visita al Santuario di Santa Rita

Ancora oggi chi visita il Monastero di Cascia, può vedere quello che secondo la tradizione è il Cristo del prodigio. Non è certo che il miracolo della spina staccata dalla corona del Crocifisso sia avvenuto veramente lì, ma la sostanza del fatto, storicamente provato, resta indiscutibilmente la stessa; anzi, forse il volere collocare il miracolo davanti ad un Crocifisso dipinto esclude ogni causa traumatica naturale. Sicuramente Rita ha vissuto questo dono con molta umiltà, senza farne mai vanto, parlando poco della sua ferita e presentandola come tale: una piaga.

Subito dopo la sua morte, Rita viene venerata anche come protettrice dalla peste, probabilmente per il fatto che in vita, suor Rita Lotti si era dedicata alla cura degli appestati, senza mai contrarre questa malattia. Da qui deriverebbe l’attribuzione di santa dei casi impossibili.

La Beatificazione e Canonizzazione di Santa Rita

Il 25 febbraio 1896, viene finalmente redatto il decreto sulle virtù eroiche di Santa Rita. Nel 1899, dopo aver preso in esame i vari miracoli, stimati utili per la canonizzazione, tra questi si approvano: il profumo che si diffonde dal corpo della santa, la guarigione della piccola Elisabetta Bergamini e quella di Cosma Pellegrini, che viene guarito da una malattia incurabile.

Finalmente il 24 maggio 1900, Leone XIII proclama Santa la perla di Cascia.

Giovanni Paolo II, nel grande giubileo del 2000, il 20 maggio concede udienza generale a una pellegrina speciale e ai suoi fratelli. Rita da Cascia giunge di nuovo a Roma, volando con la polizia di stato, con l’arcivescovo diocesano e alcuni padri agostiniani. È subito scortata presso i suoi confratelli in Sant’Agostino in campo Marzio. L’intera giornata trascorre in preghiera, fino a notte fonda. Il giorno dopo, accompagnata da un tripudio di gente, mentre già i devoti l’attendono in piazza San Pietro, accorsi da ogni parte del mondo, si realizza l’incontro tra il Vicario di Cristo, l’umile Santa di Cascia ed i suoi fratelli; testimoniando al mondo che il messaggio d’amore e di pace deve ancora oggi trionfare. Da quell’incontro, per volontà del Sommo Pontefice, Santa Rita viene di fatto inserita nell’edizione tipica latina del messale romano del 2001.

Il corpo di Rita, dal 18 maggio 1947, riposa nella Basilica Santa Rita a Cascia, dentro l’urna d’argento e cristallo realizzata nel 1930. Indagini mediche hanno accertato la presenza di una piaga ossea sulla fronte, a riprova dell’esistenza della ferita che la rese simile al suo Sposo Crocifisso.

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