Dizionario del pellegrino | Parola n°7: Trasfigurazione del cristiano

Chiesa Monte Tabor


Celebriamo questa festa nel 4° mistero della Luce nel Rosario

Un giorno Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco venne una voce che diceva: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo».

Nel Santo Vangelo, tre evangelisti ci raccontano con dettagli simili il grande momento della Trasfigurazione di Gesù. Tantissimi santi, dottori della Chiesa e uomini dello Spirito hanno commentato con ricchezza e profondità questo passaggio della vita di Gesù dal quale siamo chiamati a lasciarci irrorare nella nostra vita di battezzati. Ogni istante vitale del cammino di Cristo in terra ha infatti qualcosa da dirci in modo del tutto personale.


Scopriamo quello che dice della Trasfigurazione il nostro Catechismo

Molti di noi hanno accolto con gratitudine e gioia l’edizione del Catechismo della Chiesa Cattolica apparso nel 1992. Molti anni sono passati da allora e forse questo monumento della fede giace un po’ polveroso nella nostra biblioteca di casa. Andiamo allora a spolverarlo e apriamolo perché contiene un messaggio cristiano d’importanza capitale per il nostro cammino di fede, offrendoci risposte preziose su tutto il tesoro della Tradizione della Chiesa.


Un anticipo del Regno: la Trasfigurazione

Dal numero 554 al 556 del Catechismo leggiamo così:

“Dal giorno in cui Pietro ha confessato che Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivente, il Maestro «cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme, e soffrire molto […] e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno» (Mt 16,21). Pietro protesta a questo annunzio, gli altri addirittura non lo comprendono. In tale contesto si colloca l’episodio misterioso della trasfigurazione di Gesù su un alto monte, davanti a tre testimoni da lui scelti: Pietro, Giacomo e Giovanni. Il volto e la veste di Gesù diventano sfolgoranti di luce, appaiono Mosè ed Elia che parlano «della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme» (Lc 9,31). Una nube li avvolge e una voce dal cielo dice: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo» (Lc 9,35).


Per un istante, Gesù mostra la sua gloria divina, confermando così la confessione di Pietro che grazie ad una rivelazione concessagli dal Padre, aveva confessato in presenza del Maestro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente » (Mt 16,16). Ora Gesù fa un nuovo passo e rivela anche che, per «entrare nella sua gloria» (Lc 24,26), deve passare attraverso la croce a Gerusalemme. Mosè ed Elia avevano visto la gloria di Dio sul monte; la Legge e i profeti avevano annunziato le sofferenze del Messia. La passione di Gesù è proprio la volontà del Padre: il Figlio agisce come Servo di Dio. La nube indica la presenza dello Spirito Santo: «Tota Trinitas apparuit: Pater in voce, Filius in homine, Spiritus in nube clara – Apparve tutta la Trinità: il Padre nella voce, il Figlio nell’uomo, lo Spirito nella nube luminosa » (San Tommaso D’Aquino).
Canta un tropario della Chiesa Bizantina: «Tu ti sei trasfigurato sul monte, e, nella misura in cui ne erano capaci, i tuoi discepoli hanno contemplato la tua gloria, Cristo Dio, affinché, quando ti avrebbero visto crocifisso, comprendessero che la tua passione era volontaria ed annunziassero al mondo che tu sei veramente l’irradiazione del Padre»


Alla soglia della vita pubblica di Gesù: c’è il battesimo; e alla soglia della pasqua: la trasfigurazione. Col battesimo di Gesù «fu manifestato il mistero della prima rigenerazione»: il nostro Battesimo; la Trasfigurazione «è invece il sacramento della seconda rigenerazione»: preannuncia la nostra risurrezione. Fin d’ora noi partecipiamo alla risurrezione del Signore mediante lo Spirito Santo che agisce nel sacramento del corpo di Cristo. La Trasfigurazione ci offre un anticipo della venuta gloriosa di Cristo «il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso» (Fil 3,21). Ma ci ricorda anche che «è necessario attraversare molte tribolazioni per entrare nel regno di Dio» (At 14,22):
«Pietro non lo capiva ancora quando sul monte desiderava vivere con Cristo. Questa felicità Cristo te la riservava dopo la morte, o Pietro. Ora invece egli stesso ti dice: Discendi ad affaticarti sulla terra, a servire sulla terra, a essere disprezzato, a essere crocifisso sulla terra. È discesa la vita per essere uccisa; è disceso il pane per sentire la fame; è discesa la via, perché sentisse la stanchezza del cammino; è discesa la sorgente per aver sete; e tu rifiuti di soffrire?».


Trasfigurazione del cristiano 

La Trasfigurazione di Gesù non è un evento isolato della vita di Cristo, avvenuto sul Monte Tabor in Terra Santa 2000 anni fa. La Trasfigurazione è un modello tutt’ora attuale per la vita spirituale di ogni cristiano, che è chiamato a una continua crescita interiore nel suo pellegrinaggio terreno, trasformandosi sempre più a immagine di Cristo, mediante la sua grazia e la sua potenza.

Questo evento offre a noi tutti un modello di trasformazione spirituale, invitandoci a contemplare la gloria di Dio, ad affrontare le sfide della vita con fede e speranza, e a crescere sempre più nella somiglianza al nostro Maestro.
“Da questo episodio della trasfigurazione si possono cogliere due elementi significativi per la nostra vita cristiana” – diceva papa Francesco – “che sintetizzo in due parole: salita e discesa. Noi abbiamo bisogno di andare in disparte, di salire sulla montagna in uno spazio di silenzio, per trovare noi stessi e percepire meglio la voce del Signore.

Questo facciamo nella preghiera. Ma non possiamo rimanere lì! L’incontro con Dio nella preghiera ci spinge nuovamente a “scendere dalla montagna” e ritornare in basso, nella pianura, dove incontriamo tanti fratelli appesantiti da fatiche, malattie, ingiustizie, ignoranze, povertà materiale e spirituale. A questi nostri fratelli che sono in difficoltà, siamo chiamati a portare i frutti dell’esperienza che abbiamo fatto con Dio, condividendo la “grazia ricevuta”.

Il Monte Tabor, luogo della Trasfigurazione, è da sempre una tappa fondamentale nei pellegrinaggi in Terra Santa.
In questo giorno di festa, rinnoviamo la speranza di poter presto tornare a calcare quei luoghi santi, per lasciarci ancora una volta illuminare e trasformare dalla presenza viva del Signore.
Che il desiderio del pellegrinaggio diventi per tutti noi un cammino interiore quotidiano, verso una più profonda unione con Cristo.

Infine, auguriamo sante vacanze di riposo e di trasfigurazione a tutti i nostri lettori e a quanti si stanno mettendo in cammino per rinnovare spiritualmente la propria esistenza.