La parola chiave da mettere oggi nello zaino dei giovani pellegrini al Giubileo a Roma è “Speranza”.
Questa parola deriva dal latino spes e racchiude il significato di attesa fiduciosa nel futuro. Nel caso dei giovani in pellegrinaggio significherà anche fiducia in un messaggio di rinnovamento spirituale e di ottimismo nel percorso di fede intrapreso nel cuore della cristianità. È una parola che potrà ispirare e guidare i loro passi, in una promessa di vita nuova.
La speranza che i pellegrini potranno attingere in cammino, è lontana da quello che si potrebbe definire un ottimismo mondano. Quest’ultimo è senza dubbio una bella disposizione interiore che genera una visione positiva della vita, ma essendo basata su circostanze provvisorie, può prima o poi svanire al mutare degli eventi. La speranza cristiana, invece, si fonda sulla fede in Dio e nelle sue promesse Eterne, offrendo una certezza che non delude, indipendentemente dalle difficoltà terrene.
Che cosa hanno detto i nostri ultimi Papi riguardo alla Speranza?
Secondo le note parole di San Paolo (Romani 5,5), Papa Francesco ha sottolineato diverse volte il valore e l’essenzialità della speranza per trasformare i credenti di oggi in veri testimoni della Buona Novella. Ha dichiarato che la speranza è un dono di Dio che non delude, a differenza dell’ottimismo. Il compianto Santo Padre ha invitato spesso i giovani a riconoscerla nella vita quotidiana e a diventare “fari di futuro” per gli altri. La speranza, per Francesco, ci apre a nuovi orizzonti e ci dà forza per affrontare i momenti bui, camminando nella luce perché Dio è con noi. In virtù della speranza, Dio ci invita a fidarci comunque e ovunque di Lui, anche quando le cose sembrano impossibili, perché Egli è il Dio dell’impossibile.
Prima di Francesco, Giovanni Paolo II è stato spesso definito il “Papa della speranza”. Risuona ancora oggi il suo grande invito a “varcare insieme la soglia della speranza” e a testimoniare una fiducia umana che va oltre l’umano, fondata sull’amore per Cristo.
Queste citazioni, tratte da discorsi e scritti di Giovanni Paolo II, riflettono il suo costante invito a guardare al futuro con fiducia, ad affrontare le sfide con coraggio e a trovare la forza nella fede e nella speranza
“La speranza non si acquista per mezzo della forza. Neppure si ottiene con le sole dichiarazioni. La fiducia bisogna meritarla con gesti e fatti concreti.”
“Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro di speranza.”
“La speranza potrà anche naufragare, ma non potrà mai morire.”
“Se non speri l’insperabile, non lo scoprirai, perché hai chiuso la porta alla ricerca”
“Al di fuori della misericordia di Dio non c’è nessun’altra fonte di speranza per gli esseri umani.”
“Non abbandonatevi alla disperazione. Siamo il popolo della Pasqua, e Alleluia è la nostra canzone.”
“Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa cosa è dentro l’uomo. Solo lui lo sa!”
“Attraverso la preghiera, Dio si rivela prima di tutto come Misericordia, cioè come Amore che va incontro all’uomo sofferente, Amore che sostiene, rialza, invita alla speranza di un giorno nuovo.”
Benedetto XVI ha dedicato un’intera enciclica alla speranza, la Spe Salvi (“Nella speranza siamo stati salvati”). Per Papa Benedetto, la speranza cristiana è una speranza “affidabile”. E’ affidabile perché ci permette di affrontare il presente, anche quando si tratta di un presente faticoso, con cuore fiducioso e abbandonato. Infatti il nostro presente non si conclude qui ma si apre verso orizzonti sconfinati che conducono la persona umana verso una meta certa: l’incontro con Dio nell’Eternità.
“Ma che cosa significa la parola «vita eterna»? Possiamo cercare di uscire col nostro pensiero dalla temporalità della quale siamo prigionieri e in qualche modo presagire che l’eternità non sia un continuo susseguirsi di giorni del calendario, ma qualcosa come il momento colmo di appagamento, in cui la totalità ci abbraccia e noi abbracciamo la totalità.
Sarà il momento dell’immergersi nell’oceano dell’infinito Amore, nel quale il tempo – il prima e il dopo – non esisterà più.
Ora possiamo cercare di pensare che questo momento è la vita in senso pieno, un sempre nuovo immergersi nella vastità dell’essere, mentre saremo semplicemente sopraffatti dalla gioia.
Così lo esprime Gesù nel Vangelo di Giovanni: «Vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia» (16,22).
Dobbiamo pensare in questa direzione, se vogliamo capire a che cosa mira la speranza cristiana, che cosa aspettiamo dalla fede, dal nostro essere con Cristo”. (Spe Salvi 1,9)
Il 12 giugno scorso, anche Papa Leone XIV ha parlato con profondità di speranza:
«Sei tu, mio Signore, la mia speranza» (Sal 71,5).
Queste parole sono sgorgate da un cuore oppresso da gravi difficoltà: «Molte angosce e sventure mi hai fatto vedere» (v. 20), dice il Salmista.
Nonostante questo, il suo animo è aperto e fiducioso, perché saldo nella fede, che riconosce il sostegno di Dio e lo professa: «Mia rupe e mia fortezza tu sei» (v. 3).
Da qui scaturisce l’indefettibile fiducia che la speranza in Lui non delude: «In te, Signore, mi sono rifugiato, mai sarò deluso».
In mezzo alle prove della vita, la speranza è animata dalla certezza, ferma e incoraggiante, dell’amore di Dio, riversato nei cuori dallo Spirito Santo.
Perciò essa non delude (cfr Rm 5,5) e San Paolo può scrivere a Timoteo: «Noi ci affatichiamo e lottiamo, perché abbiamo posto la nostra speranza nel Dio vivente» (1Tm 4,10).
Il Dio vivente è infatti il «Dio della speranza» (Rm 15,13), che in Cristo, mediante la sua morte e risurrezione, è diventato «nostra speranza» (1Tm 1,1).
Non possiamo dimenticare di essere stati salvati in questa speranza, nella quale abbiamo bisogno di rimanere radicati.
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