Il cammino interiore spirituale che il pellegrino sceglie di compiere, chiamato anche ‘trekking dell’anima’, è duplice…
- uno esteriore attraverso paesaggi naturali e verso mete che lo avvicinano al Creatore di tali bellezze,
- l’altro è un viaggio al luogo del proprio cuore, che gli anziani monaci chiamavano in greco “il topos tou Theou” (il luogo di Dio che è dentro di noi). Si tratta del Santuario interiore che ciascuno si porta dentro e che mette una vita intera a raggiungere, passo dopo passo, giorno dopo giorno.
Il cammino dell’anima come metafora di vita
Il trekking dell’anima è quindi un’avventura profonda e importante perché è come un’allegoria del percorso della vita, dove discese e risalite si susseguono, dove fatica e riposo si alleano, dove pioggia e sole ci consumano, dove gli incontri fatti lungo la via ci cambiano per sempre. Il cammino dell’anima, o cammino interiore spirituale, è anche l’espressione di quel desiderio che non ci lascia tranquilli e ci spinge ad andare sempre più lontani, per raggiungere un giorno la vera Terra della Promessa. Per questo i pellegrini sulla terra sono il segno visibile dell’insaziabile desiderio che ci arde dentro di ricongiungerci tutti, un giorno, nella Gerusalemme di Lassù.
Che cos’è il cuore profondo della persona umana nel cammino spirituale?
Lo hanno definito in mille modi: la punta dell’anima (in francese “la fine pointe de l’ame”), il nobile fondo dell’anima, il cielo interiore, il santuario della coscienza, “topos tou Theou”, il Santo dei Santi, il cuore profondo…
In ogni caso, si tratta di quel luogo in cui, fin dal Battesimo, le Tre Persone Divine sono presenti, nel loro grande Silenzio d’Amore, dove ci attirano per farci scoprire il loro infinito Amore e per avvolgerci della loro Luce che genera riposo e pace intima.
L’incontro tra Dio e la sua creatura che si consuma nell’intimo, senza che nessuno lo sappia, le parole che Dio e la sua creatura si scambiano, senza che nessuno ne sia testimone, sono la ragione per cui Dio ha creato la persona umana.
L’abisso di Luce e d’Amore infinito della Santissima Trinità presente nel cuore umano, è davvero la perla preziosa per la quale vale la pena vendere tutto, secondo l’invito di Gesù: “Se qualcuno la trova, va vende tutto ciò che possiede, per acquistare quella perla di grande valore…”.
Ciascuna persona sulla terra sa in fondo in fondo che tutti i regni della terra prima o poi finiranno. Ma tutte le sue speranze risiedono in quel Regno segreto che è dentro di noi, che si realizzerà definitivamente in tutto e per tutto nell’eterna Beatitudine: «Il Regno di Dio è dentro di voi… quel Regno non avrà mai fine».
Per questo l’anima, sia a livello filosofico che a livello religioso, è considerata e definita “la parte spirituale e immortale di un essere umano”. Nel cammino interiore spirituale, il trekking dell’anima ci muove in direzione dell’eternità!

La Coscienza è la voce di Dio nell’anima
Nel cammino interiore spirituale, lo spazio segreto che è il cuore profondo della persona viene chiamato anche la sua coscienza.
Questo spazio segreto che ciascuno racchiude dentro di sé come un tesoro in uno scrigno, viene chiamato anche coscienza. Essa è il sacrario inviolabile dell’uomo e della donna che costituisce il nocciolo profondo della sua dignità come persona.
San Paolo e la coscienza nel cammino interiore spirituale
Secondo le parole di san Paolo, la coscienza è in un certo senso l’unico testimone di Dio nell’uomo. Ciò che avviene nell’intimo della persona è coperto agli occhi di chiunque dall’esterno. Essa rivolge la sua testimonianza soltanto verso la persona stessa. E, a sua volta, soltanto la persona conosce la propria risposta alla voce della propria coscienza.
Scriveva il Papa San Giovanni Paolo II nell’enciclica “Lo splendore della Verità”: «Non si apprezzerà mai adeguatamente l’importanza di questo intimo dialogo dell’uomo con se stesso. Ma, in realtà, questo è il dialogo dell’uomo con Dio, autore della legge, primo modello e fine ultimo dell’uomo.»
«La coscienza — scrive san Bonaventura — è come l’araldo di Dio e il messaggero, e ciò che dice non lo comanda da se stessa, ma lo comanda come proveniente da Dio, alla maniera di un araldo quando proclama l’editto del re. E da ciò deriva il fatto che la coscienza ha la forza di obbligare».
Si può dire, dunque, che la coscienza dà la testimonianza della rettitudine o della malvagità dell’uomo all’uomo stesso. Ma prima ancora, essa è testimonianza di Dio stesso, la cui voce e il cui giudizio penetrano l’intimo dell’uomo fino alle radici della sua anima, chiamandolo con forza e con dolcezza all’obbedienza. «La coscienza morale non chiude l’uomo dentro una invalicabile e impenetrabile solitudine, ma lo apre alla chiamata, alla voce di Dio. In questo, non in altro, sta tutto il mistero e la dignità della coscienza morale: nell’essere cioè il luogo, lo spazio santo nel quale Dio parla all’uomo».
Conclusione: cammino interiore spirituale ed eternità
Ogni cammino interiore spirituale conduce all’eternità. L’anima è la parte immortale dell’uomo, e nel trekking spirituale si muove verso la luce definitiva del Regno.
Pellegrinaggi
Tour culturali
Cammino di Santiago
Blog



